Visita al Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone

L’ingresso si apre al sommo della salita, dalla piazza principale di Monteforte d’Alpone, a fianco della loggia ad archi rotondi sorretti da colonne di marmo. Oltrepassato l’elegante portale del primo Cinquecento, recante in alto lo stemma del cardinale Marco Cornaro, troviamo sulla sinistra la torre trecentesca, sostenuta da robusti pilastri in pietra e cotto.

Un po’ più avanti c’è la porta d’ingresso al suggestivo chiostro, cinto da colonne di marmo rosso. Le colonne d’angolo ostentano le insegne vescovili e l’anello gentilizio di Ermolao Barbaro. Al centro del cortile si ammira il puteale marmoreo, fiancheggiato da due colonnine che sorreggono la carrucola, con cui si attingeva l’acqua dalla cisterna sottostante.

Nei muri del chiostro sono infisse tre lapidi; quella in marmo scuro, collocata nel lato settentrionale, attesta i lavori fatti eseguire tra il 1808 e il 1815 dal vescovo Innocenzo Liruti. Le altre due sono estranee al palazzo. Una è la lapide funeraria dell’arciprete di Monteforte Giovanni Venturi, morto nel 1623, l’altra ricorda la ricostruzione del ponte sull’Alpone, effettuata nel 1732 a spese del vescovo Francesco Trevisani.

Nel lato orientale del chiostro inizia la scala che conduce alla loggia superiore, circondata da colonnine di marmo rosso che sorreggono l’architrave.

Tutto intorno si aprono numerose stanze, che un tempo erano adibite a ospitare i vescovi col loro seguito. Gli ambienti più interessanti sono situati nel lato meridionale, dove s’incontra un salone con un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni del Quattrocento. La sala adiacente è adornata con buone decorazioni di stile impero, attribuibili a don Leonardo Manzati, mentre risalgono al secondo Ottocento le tempere di autore ignoto con scene di vita di Gesù e la basilica di S.Pietro.

Sono pure decorate sia l’anticamera che la camera da letto. La cappella, ricavata all’interno della torre gotica, ha il soffitto a vela ed è impreziosita dall’affresco della “Nascita della Vergine”, copia eccellente del dipinto eseguito nel 1534 da Francesco Torbido nel presbiterio della cattedrale di Verona, su incarico del vescovo Giberti. All’esterno della cappella è collocata provvisoriamente una pregevole scultura di Madonna con Bambino, risalente al XIII-XIV sec.

Discese le scale, si consiglia di vedere la facciata posteriore del palazzo col bel portale cinquecentesco, fatto costruire dal vescovo Giberti. Passando sotto il portale, si entra nell’enoteca-ristorante, situata nelle antiche cantine vescovili. Nella volta a sesto ribassato spicca lo stemma in marmo di Ermolao Barbaro.