Un po’ di storia: il Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone

“CONOSCERE per CONSERVARE” di Massimiliano Bertolazzi

“Barchessa e colombara del Palazzo Vescovile di Monteforte”

Nel 1977 si diede inizio alla demolizione di barchessa e colombara del Palazzo Vescovile di Monteforte nonostante poche ma tenaci opposizioni: inascoltate. La serie di foto, quasi tutte inedite, mi furono affidate dal compianto amico Roberto Pace, uno dei pochissimi ad opporsi al misfatto. Restarono in piedi solo parte del muro a nord e alcuni pilastri in cotto che reggevano la copertura; il resto fu tutto azzerato e ricostruito.
Il palazzo, opera della metà del Quattrocento, è da considerarsi alla stregua delle ville venete che tanta fortuna ebbero a partire dalla metà del Cinquecento. Affiancavano, infatti, l’edificio principale, una serie di cantine, barchessa e colombara per la conservazione dei prodotti decimati su 3129 campi di cui si componeva la Mensa Vescovile. Non mancava, davanti alla barchessa, la grande aia (sélese) contornata da bordi in pietra, divenuta, in seguito, giardino e parco.
Al fine di comprendere quale fosse la rilevanza storica ed economica della parte demolita, propongo uno stralcio dell’inventario dei beni in esssa contenuti realizzato a metà settecento in occasione del passaggio, causa la morte del vescovo (Bragadino) con il subentrante (Giustiniani) che ne compra i beni.
(Notaio Chiozzotti Lorenzo di Monteforte)
“Mercoledì 11 aprile 1759
Deposizione di stima giurata alla presenza di Pietro Smitzer fu Giovanni (bottegaio) e di Angelo Martini fu Bortolo (farmacista).
Antonio Molani fu Giobatta marangon perito della contrà di S. Tomaso di Verona, Bernardo Burti fu Bortolo marangon della terra di Monteforte giurisdizione episcopale di Verona nominati estimatori dal molto rev.do don Giovanni Chiozzotti, eccellentissimo episcopale della Corte in Monteforte così di commissione e ordine di Sua Eccellentissima Revendissima Marchese per Giovanni Bragadino fu Vescovo di Verona e Patriarcha di Venezia perché abbiano gli stessi estimatori à rilevare in ragione di contante la stima e valore degli Arnasi (attrezzi) di Cantina in suddetta Corte di Monteforte esistenti e di particolare raggione d’esso Patriarcha i quali è per concedere in Vendita à Sua Eccellentissima Reverendissima March. Nicolò Antonio Giustiniani Moderno (nuovo) Vescovo di Verona contrà di Monteforte …”
Ecco, in sintesi, la capienza delle sole botti senza l’indicazione dei relativi prezzi. Ragioni di spazio mi impongono di tralasciare il resto che meriterebbe un’altra rubrica!
• n. 34 botti cerchiate da 4 o da 6 ferri di tenuta da 13 e 20 brenti (1 brento = litri 68,68) ciascuna;
• n°. 9 tinazzi da 20 a 40 brenti;
• n°. 2 bottoni da 20 brenti ciascuno e varie brentelle, secchie e lore da travaso”.
La capienza complessiva è di 533,60 ettolitri (533 q.li circa) e la somma totale di troni 2429:16 pari a circa 420 ducati.

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