Ma oltre al periodo della vendemmia, c’è altro da fare in cantina?

Quante volte mi viene fatta la domanda: “Ma oltre al periodo della vendemmia, c’è altro da fare in cantina?”

Ed ogni volta accompagno al mio “Sì” un sorriso un pò compiaciuto.

Il blog di Colpo di Vino ben racconta i lavori di un’azienda vinicola da Gennaio a Dicembre, focalizzandosi specialmente sul vigneto.. Buona lettura.

Gennaio-febbraio: la potatura

Il 22 gennaio, festa di San Vincenzo (patrono dei viticoltori) è per tradizione la data simbolica dell’inizio ufficiale delle lavorazioni del vigneto. In realtà, tali operazioni possono cominciare già il 15 dicembre e finire a marzo.

Marzo: la lavorazione del terreno

La vite, superato l’inverno e preparata dalla potatura, reagisce con il suo “pianto” (incolore e ricco di sostanze minerali e ormoni) agli effetti del sole primaverile che, riscaldando il suolo, sospinge la linfa addormentata verso le estremità del ceppo; per alcuni giorni, in un vitale goccia a goccia, i tagli della potatura trasudano questa linfa fino a che non si cicatrizzano completamente. L’intero sistema circolatorio della pianta a questo punto è sotto pressione, permettendo che si schiudano le gemme: è la fase del germogliamento, che segna l’inizio di un nuovo ciclo annuale. Tuttavia, in questo periodo, i giovani germogli sono ricchissimi d’acqua e le gelate primaverili possono essere fatali. Durante la rinascita primaverile, il vignaiolo procede alla prima “lavorazione del terreno”; smuove le zolle di terra richiuse su se stesse dall’autunno precedente, il che fa riscaldare ulteriormente il terreno e di conseguenza le radici. Così si ottiene un buon arieggiamento della terra che favorisce la ricrescita delle radici e l’intera vita del suolo si riattiva. Inoltre, questa prima lavorazione distrugge le erbacce cresciute tra i filari. Si continuerà a lavorare la terra per tutto il ciclo, secondo il ritmo della crescita delle piante erbacee e del necessario mantenimento di una buona circolazione dell’aria e delle acque pluviali verso gli strati profondi del suolo e le radici. Inoltre, distruggendo le eventuali radici superficiali che possono essersi sviluppate, il vignaiolo fa sì che, per compensazione, si sviluppino le radici della vite più profonde; queste infatti affondano nel suolo permettendo una migliore alimentazione idrica della pianta nel caso di siccità estiva e un ottimale assorbimento delle sostanze nutritive caratteristiche della composizione del suolo, in grado di favorire una migliore espressione della tipicità del territorio.

Aprile: la palificazione

Allo scopo di garantire una migliore esposizione del fogliame alla luce del sole, si cerca di ripartire le foglie lungo una superficie verticale: ciò si ottiene guidando i tralci lungo fili metallici tesi fra i pali dei filari. Questi interventi accompagneranno la crescita della vite seguendo il suo ritmo grazie all’aggiunta di fili successivi sovrapposti che assicureranno infine la ripartizione desiderata.

Maggio: schermatura del vigneto

Per evitare il proliferare di piante erbacee, si effettua in maggio una seconda serie di lavori superficiali sul terreno. Si procede anche a irrorare la vite con prodotti destinati a proteggere le piante da malattie e parassiti. In funzione della potatura praticata e delle condizioni vegetative dell’anno, potranno svilupparsi su tutti o su parte dei ceppi altre gemme oltre a quelle volontariamente risparmiate dalla potatura. Si eliminano così i “succhioni”, ramoscelli che spuntano sul fusto e che per la loro disposizione assorbono una notevole quantità di linfa a danno degli altri rami, si tagliano i polloni delle radici e si pratica la “scacchiatura”, cioè l’asportazione dei germogli non uviferi.

Giugno: accollamento e sfogliatura

Per le viti allevate a spalliera il viticoltore procede all’”accollamento” cioè lega i rami giovani ai filari. Essendo una pianta a crescita continua la vite non cessa di svilupparsi; la vegetazione può allora infittirsi rapidamente, risultare invasiva e disturbare le successive lavorazioni, provocando un eccessivo ammassamento della vegetazione, che impedisce la maturazione ottimale delle uve. Per far sì che la vegetazione rimanga per altezza e spessore entro i limiti desiderati, si procede alle operazioni di sfogliamento, o cimatura dei rami che variano per numero r cadenza in funzione del loro ritmo di crescita.

Luglio-agosto: diradamento e trattamenti antiparassitari

Dopo la fioritura è possibile valutare il numero e la ripartizione dei grappoli sui ceppi; se la natura è stata troppo generosa o se alcune pratiche di coltivazione precedenti hanno portato a un aumento della fertilità dei ceppi, il numero dei grappoli può rivelarsi eccessivo e la loro ripartizione sfavorevole a una buona maturazione. Si procederà allora a un “diradamento”, operazione che richiede molta cura, consistente nel togliere i grappoli durante l’estate – prima della maturazione – affinché il numero e la ripartizione dei più resistenti siano compatibili con il livello di maturazione desiderato. In agosto le operazioni del terreno si interrompono generalmente con il rallentare della crescita delle piante avventizie. Ma il controllo del vigneto rimane indispensabile e fino a settembre può rendersi necessaria la schermatura qualora sussistano rischi di malattie.

Settembre-ottobre: la vendemmia

L’insieme di questi lavori, le cui date e frequenza variano ogni anno in funzione dell’andamento climatico, del luogo di coltura e della crescita della vite, trova il suo coronamento nella vendemmia, scopo ultimo di tutte le operazioni eseguite nel vigneto e atto di nascita di un nuovo prodotto: il vino. All’inizio del mese di settembre, il viticoltore esaminerà il livello di maturazione con il regolare prelievo delle uve per fissare la data della vendemmia. Allo scopo di perfezionare la maturazione, a qualche settimana dalla possibile data di vendemmia, si elimineranno le foglie intorno ai grappoli per migliorarne l’arieggiamento e l’esposizione. Nelle regioni mediterranee il raccolto può aver inizio dalla fine del mese di agosto; tuttavia, nella maggior parte dei casi, si svolge da metà settembre fino a circa metà ottobre e oltre.

Novembre-dicembre: potatura e rincalzatura

La vite inizia a perdere le foglie all’inizio dell’autunno) fra novembre e dicembre, ed entra in una fase di riposo invernale. Il vignaiolo taglia i lunghi tralci e rincalza i ceppi per proteggerli dal freddo e favorire lo scorrimento delle acque piovane durante l’inverno. In questo modo, il ciclo delle lavorazioni viticole è concluso; con l’anno nuovo e la ripresa dei lavori di potatura, avrà inizio una nuova annata o “campagna” viticola.

Io, di solito, non sono così dettagliata ma almeno riesco a rendere le idee più chiare e spero che questo articolo abbia aiutato anche voi  ad immedesimarvi nelle innumerevoli fatiche dei viticoltori.

 

Fonte: http://blog.colpodivino.com